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Gianluca Costantini
Reality / Teaching

Sognando l’Orlando Furioso, workshop

Comic_On#06 | Liceo Artistico “Dosso Dossi” , Ferrara

Con l’apertura della nuova mostra “Orlando Furioso. 500 anni | Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” presso Palazzo dei Diamanti, dal 24 settembre 2016 al 8 gennaio 2017, sono stati presentati al pubblico i cataloghi a compendio dell’esposizione. Novità di quest’anno, oltre al classico catalogo museale e al libro per bambini firmato Luigi DalCin, è stata editata una terza pubblicazione “Sognando l’Orlando furioso” tutta dedicata al fumetto e completamente illustrata dagli studenti del Liceo Artistico Dosso Dossi.

Il progetto nasce a seguito della proficua collaborazione tra il Liceo e il curatore indipendente Matteo Andreolini, che da anni collabora con la scuola per la realizzazione del concorso interno “Comic_On – Sulla scia del fumetto”: il tema dell’ultima edizione ha infatti riguardato l’illustrazione del Quarto Canto dell’Orlando furioso, tema poi ripreso e affrontato in chiave originale dall’illustratore e autore Gianluca Costantini, docente esterno che ha guidato i dieci giovani vincitori selezionati per la sesta edizione del workshop premio collegato al concorso. Al termine di questo percorso sia le tavole vincitrici del concorso che quelle realizzate durante il workshop sono state raccolte nella pubblicazione “Sognando l’Orlando furioso”, editato da Ferrara Arte e in vendita presso il bookshop del Museo di Palazzo Diamanti e nelle librerie cittadine.

illustrazioni di Martina Bimbatti, Ion Durnea, Laura Fioresi, Asya Forni, Martina Levrini, Tommaso Malaguti, Agnese Mingozzi, Camilla Neri, Susanna Quartesan, Sofia Elisa Suanno.

a cura di Stefania D’Arcangelo e Federica Zabarri

con la collaborazione di Matteo Andreolini

01. Orlando, il drago e Angelica
A spasso nel Furioso: dieci scene inventate prendendo in prestito i personaggi dell’Orlando ariostesco

Tra la selva dei personaggi che popolano l’Orlando di Ariosto, ho scelto di far concentrare l’attenzione e il segno degli studenti del workshop sul protagonista – questo cavaliere che ha molte macchie e alcune paure, e che soprattutto è fuori di testa per un bel pezzo dell’opera –, poi sul drago – che rievoca un modello cristiano ben noto, quello di San Giorgio – e infine Angelica, la bellissima e fugacissima.

I personaggi ci abitano un po’, soprattutto quando portano nomi così evocativi, che in qualche modo risuonano come piccoli campanellini dell’immaginario. Per liberarsi dei segni stereotipati che affollano le nostre dita bisogna quindi giocare sporco: disegnare ad esempio con la mano “non buona” (la destra se si è mancini e viceversa), disegnare il personaggio con tutti segni pelosi (sì, esistono, provate se volete), disegnare lo stesso disegno a due mani, con qualcun altro, contemporaneamente… In questo modo le dita si liberano di chi aveva occupato il nostro pensiero disegnante illegalmente; sono costrette a seguire strade tortuose che liberano spazi per mettere a fuoco in modo più nitido, per essere noi stessi; provano a ridare nuovamente un volto a chi per secoli si era nascosto un po’ nei meandri del già disegnato. Così come c’è necessità di riscrivere, come fece Calvino per rendere l’Ariosto vicino a noi, ancora più urgente è ridargli un nuovo segno, farlo uscire dalle tavole di rame inciso del ‘500 che adornano molte edizioni del tempo. Questo è un piccolo tentativo, fatto cercando di rendere più leggere le mani di giovani disegnatori e disegnatrici.

Gianluca Costantini 

02. Sognando l’Orlando furioso
Tre tavole. Nessun tipo di limitazione.
E se d’improvviso ti addormentassi leggendo l’Orlando furioso…

Non c’è niente di più generativo del sogno nel disegno: riuscire a trasporre il caleidoscopio visivo che abita le nostre fasi oniriche è uno dei tentativi più presenti nell’arte contemporanea (e non solo: pensiamo a Piero della Francesca).

Cercare di rappresentare il sogno di personaggi sognati da un autore cinquecentesco ha qualcosa di per sé ariostesco: un agire che riproduce il processo labirintico delle storie dell’Orlando, ma allo stesso tempo ci riporta potentemente all’oggi e al sé.

Il travestimento che le immagini compiono per comparire nei nostri viaggi REM permette inoltre di liberarsi di icone già radicate; può dare un limite all’illimitato, che è una delle precondizioni perché il processo creativo si attivi.

Certo, la sequenza narrativa obbliga ad una interpretazione che riproduce di più la narrazione del ricordo, piuttosto che la simultanea analogia del processo onirico. Eppure anche nel fumetto ci sono state interessanti pagine, che hanno mostrato come sia possibile sperimentare rappresentazioni visive del sogno, che escono dal ciclo meramente pittorico e ci mettono di fronte a quello che effettivamente avviene dentro i nostri occhi richiusi quando sogniamo, ovvero una sequenza solitamente poco logica dal punto di vista narrativo di immagini, suoni, parole. D’altro canto il sogno ha un ruolo speciale nel dettato del poema, a partire dal canto VIII: si

tratta quindi anche qui di una proposta di processo creativo che si intreccia indissolubilmente con le forme e i contenuti dell’Orlando di Ariosto. 

Gianluca Costantini 

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