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Gianluca Costantini
Political Comics

Un’arte che condivide

a cura di Francesca Corbo, ufficio del portavoce, Amnesty Italia
in Amnesty, trimestrale dei diritti umani, numero 2, aprile 2021

Dai tuoi lavori emerge netto il senso di rabbia verso le ingiustizie. Come nasce il tuo lavoro di disegnatore impegnato e quali sono le cause che senti più vicine a te?
Non la definirei proprio rabbia, anche se gli intenti di un artista poi sono letti in maniere molteplici da chi guarda. Sicuramente una voglia di cambiare le cose e di una mia coscienza, forse ingenua, che non capisce perché molte persone diventino così crudeli, sia nella pratica che nel pensiero. Il sopruso e la paura che io stesso possa subire una privazione della libertà mi fa agire, ma io sono una persona positiva e penso sempre che le cose possano risolversi per il meglio. Il mio impegno è nato un po’ alla volta, grazie anche agli stimoli di altri artisti e intellettuali che mi hanno punzecchiato, fino a far venire fuori la mia vera anima.
Per oltre 10 anni avevo fatto ben altro con il disegno.
In questi ultimi anni quello che mi preme proteggere e difendere di più sono le persone, nel momento in cui si trovano in difficoltà, il luogo geografico per me non ha importanza. I confini sono solo disegni realizzati da un artista che prende ordini.

Quanto pensi l’arte possa incidere sulla società contemporanea e, di conseguenza, sulla politica?
L’arte influenza la società, da sempre, è una visione naif quella che vuol far credere che gli artisti vivano in un loro mondo. Il nostro compito, anzi direi dovere, è proprio quello di cercare di cambiare le regole grazie a una visione differente. Mi interessa un’arte che interagisce con la comunità, un’arte che condivide e non impone. Per quanto mi riguarda l’arte è un modo per navigare nel disagio, nel conflitto, nell’aiuto all’altro, un modo per lavorare con lo spazio politico e civile. L’arte mi aiuta a non guardare dall’altra parte.

Come incoraggeresti chi leggerà questa intervista a lottare contro le ingiustizie?
Credo che ognuno di noi possa aiutare in qualche modo, usando quello che sa fare. Un falegname, un’impiegata, un insegnante posso usare le loro capacità per aiutare gli altri. Non serve che il caso sia importante, anche fare qualcosa per chi dorme su una panchina davanti a casa è una lotta contro l’ingiustizia.

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