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Gianluca Costantini
Political Comics

[IT] I’m there, you are here

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di Elettra Stamboulis
testo per la mostra “I’m there, you are here”,
Attitudes spazio alle arti, Bologna

“C’è qualcuno là fuori?”, credo che sia stata questa la domanda che si è fatto Gianluca quando ha cambiato radicalmente il suo modo di intendere e fare arte. Proveniva da una scuola di pensiero e pratica quasi zen, la decorazione. Dal micromosaico, che eseguiva con una tecnica levantina, alle tavole ai fumetti agli interventi installativi, tutto era pensato e realizzato con una sospensione del tempo e dello spazio. Lo spazio veniva inteso in modo bizantino, totalmente avulso dalla tecnica della prospettiva, riempito di decorazioni e ceselli. Il tempo sempre a disposizione e possibile, interiorizzato. L’ultima sua esposizione che testimonia questa prima fase in senso antologico è del 2005, No Border: L’arte del delitto, curata da Serena Simoni a Ravenna. 

In parallelo alla sua pratica artistica c’era però la costruzione di piattaforme collettive, come inguine.net, o la creazione di riviste che facessero da collettaneo ad un amplissimo spettro di interessi. La sua propensione a mettere insieme le persone che sanno fare le cose e che intersecano la sua curiosità è sicuramente qualcosa che viene da lontano. Di certo è quello l’humus da cui è nata la sua seconda identità artistica, quella più difficile da etichettare, che però lo ha reso sostanzialmente unico nel panorama italiano, di artista attivista giornalista… Difficile combinare tutto in un’univoca etichetta. L’ibridazione è la sua forma. Stare nel mondo e dialogare con le sue molteplici vita la sua pratica. Poi ovviamente c’è la tecnica, ma quella è come nascosta, non dichiarata. I suoi maestri, sostanzialmente gli stessi, ma attualizzati: il bisnonno William Blake, di cui ascolta le profezie, il nonno William Morris, nella forma sia di attualizzazione dell’opera che per lo spirito politico di Arte e socialismo, il padre Robert Rauschenberg, con il quale si sente di condividere oltre alla dislessia il senso di sorpresa per il mondo, il fratello maggiore Ai Weiwei, con il quale ha instaurato anche una collaborazione non solo virtuale per sostenere insieme notizie e campagne, ma di collaborazione artistica vera e propria. A questi si aggiunge il poliedrico mondo del fumetto, da Joe Sacco a Zograf, da Raùl a Vittorio Giardino. Tutto mescolato e disponibile sempre.

Però a lungo il mondo era solo un orizzonte, un luogo in cui raccogliere cose e farle diventare sorpresa. Un giorno degli anni 00 invece qualcosa è cambiato: invece di essere un collezionista di realtà, un archivista dell’effimero reale, Costantini ha deciso di voler agire nel tempo e nello spazio. Si è reso conto, dopo aver vissuto da cybernauta sin dalle origini la rete e i suoi rivoli, che poteva essere uno strumento di cambiamento e azione. In Atlante dei volti sono presenti in forma di cartoline una selezione di 400 disegni realizzati in tempo reale durante gli eventi raffigurati. Le cartoline non sono semplicemente un vizio da collezionista, sono invece strumento attivo di protesta e azione, come nella tradizione di Amnesty International, che non a caso gli ha conferito un premio importante nel 2019. Ci sono morti ingiustamente, manifestanti, incarcerati, semplici cittadini che vogliono far sentire la loro voce, e non è una natura morta, uno still life del reale, ma sono tutti stati strumenti utilizzati dagli attivisti, ritwittati da chi fa pressione mediatica e di opinione pubblica.

Sono azioni non violente che rimarcano la forza dell’arte nel cambiamento: lo testimonia anche Senza diritto di replica, l’istallazione che racconta la vicenda giudiziaria che ha interessato il suo profilo in Turchia. Dopo il fallito golpe, sappiamo bene che le leggi speciali sono servite per annientare e portare al silenzio qualsiasi voce d’opposizione nel paese di Erdoğan. E nella fitta rete delle sentenze c’è anche il profilo Twitter di Costantini, accusato di “attentare alla sicurezza dello Stato”. In fondo, questa è un’opera narrativo visiva che è al contempo è anche un documento storico. Così come Quando la destra estrema ti chiama antisemita disamina i processi che sottendono all’uso politically correct di termini e automatismi che possono essere usati in sensi anche contrari: successe così anche ad una serie di storici titoli e slogan come ad esempio Ordine nuovo, prima periodico socialista guidato da Antonio Gramsci, poi dal 1969 nome di un gruppo eversivo di estrema destra italiano, ma lo spostamento d’uso del termine antisemita, per indicare chi critica la politica israeliana è forse tra quelli più comuni e scivolosi. Talmente scivolosi, che ti fanno perdere un lavoro. 

Infine i delicati disegni su fogli di riso realizzati come strumento per le proteste di Hong Kong: su quale materiale altrimenti? 

Ormai quindici anni di arte e attivismo, conferenze, libri a fumetti, due riviste autoprodotte, migliaia di follower e centinaia di vite intrecciate alla sua. Sembra affollatissimo lo studio solitario di Costantini, mentre lui sembra essere dappertutto nel mondo. 

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