Che il doping e l’inquinamento non siano un’invenzione del nostro tempo è opinione condivisa dagli studiosi, ma meno dall’opinione pubblica. Ci piace l’idea di vivere in un tempo straordinario in cui tutto ciò che accade ha i caratteri dell’eccezionalità. Forse ci placa la sensazione permanente della nostra impermanenza, del fatto che una fine comunque ci sarà per tutti noi che ora ci sentiamo così speciali, in un tempo speciale. Così tendiamo a dimenticare che la corruzione, l’inquinamento, il sessismo, la maleducazione, e tanti aspetti che ci paiono peculiari della nostra epoca, non sono invenzioni della nostra era. Eppure, è proprio nelle differenze, come insegnava Guicciardini, che va scovata la coda della Storia e delle storie. Così, se è pur vero che il doping sta alle olimpiadi come la scommessa al calcio, è anche vero che nel post guerra fredda la conflittualità geopolitica si gioca anche sulla pelle degli atleti, usati forse come cavie, comunque strumentalizzati e utilizzati come pedine per dimostrare un’ipotetica supremazia. Alla fine la scelta di mediazione, che in pratica ha annullato il bando degli atleti russi inizialmente sancito dal Wada, ha rimesso nelle mani delle singole fede- razioni il destino degli atleti che, alla fine delle contese brasiliane, si sono visti remunerati dalla BMW con con una X6 nel caso di oro, con una X4 e X3 per il bronzo e argento. Tutte bianche, immacolate, come la loro coscienza.
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