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Gianluca Costantini
Reality

Costantini: ritratto di un artista paradossale fra visione e tempo reale

di Serena Simoni
in Ravenna Festival Magazine, 2016

Sappiamo che Gianluca Costantini è nato a Ravenna il 19 dicembre 1971 e che i suoi antenati paterni erano di origine boema e di religione ebraica. A quattro anni venne colpito dalla sua prima visione: nel vano della finestra della stanza vide affacciarsi Qui, Quo e Qua, vestiti da giovani marmotte. Fu la prima di una lunga serie di visioni che lo portarono a subire punizioni corporali da parte della madre perché insisteva sul fatto che vedeva Biancaneve. Le apparizioni si raffinarono con l’età, quando passò ad incontrare angeli sui rami degli alberi.
Seguo questa biografia fittizia, scritta nel 1997 dal pugno di Costantini – artista, disegnatore, fumettista in una miriade di accezioni, editore, giornalista, docente, curatore – cercando di approssimarmi alla sua storia interiore attraverso i paradossi che tanto ama. Le visioni stanno dunque alla base del suo percorso, una sorta di passaggio iniziatico che parte da fantasie disneyane per intrecciarsi alla biografia più severa di Kafka, il boemo dalle origini ebraiche. Un letterato che affonda la sua creatività nelle zone oscure, un grande intellettuale che fornisce un modello.

Ma il passaggio al disegno come è avvenuto?
All’Istituto. Un mio amico era disegnatore. La nostra squadra di pallacanestro partecipava ad un campionato e lui se ne stava vicino al campo sparando colpi di matita su un quadernone. Mi parve una cosa molto più interessante che star seduto a fare il tifo e risolse il mio problema che mi affliggeva dall’adolescenza, cosa fare durante questa palla di vita.
L’Istituto è l’Istituto d’Arte, a Ravenna. Fin qui è facile, mentre meno è capire se Costantini racconta la verità rispetto all’amico che disegnava durante la partita.
Rimane la sensazione che sia stata un’illuminazione sulla via di Damasco a determinare una scelta di vita. Che l’abbia incontrato o no, quell’amico ha costruito una carriera oggi fulgida e internazionale. Se passiamo ad indagare i passi della sua formazione constatiamo di trovarci davanti alla storia di un uomo che appartiene ad un altro secolo, quella di August Strindberg: inizia gli studi di Filologia ad Uppsala ,le ricerche in campo della scienza fisica si accompagnano al lavoro di precettore presso famiglie signorili dello città. Abbandonata la città svedese, si iscrive a Medicina a Vienna, dove frequenta i letterati al Café Griensteid(I), in particolare Niccolò Gros-Pietro, Giovanni Barbieri, Massimo Galletti.
Non so quanto abbia letto Gianluca del drammaturgo svedese, ma è certo che la sua insaziabile curiosità può averlo portato a indagare la letteratura europea del ‘900 e a saccheggiare impunemente da internet tutto quello che gli poteva servire per la sua pseudo-biografìa” ad appassionarsi temporaneamente alle costruzioni dell’architetto contemporaneo Nicolas Grospierre, a frequentare lo sceneggiatore di fumetti Giovanni Barbieri, con cui inizia dal ’93 una collaborazione stavolta non fittizia.

Abbandonati gli studi di medicina, intraprende la carriera di attore ma la delusione di questa attività lo porta ad un tentativo di suicidio con l’oppio. Lo sua prima opera teatrale è costituita dall’atto pubblico “Probabilità”, seguito da ‘Songs of lnnocence”, persuasa da un tetro pessimismo. /../ Non a caso ebbe a dire: «Bisogna riconoscere ciò che ci ha educati e formati sicché, dopo aver più volte esaminato il problema, devo dire: a compiere la mia educazione ci sono stati tre influssi forti durati una vita.
E stato lo spirito religioso dei miei genitori, quasi completamente fuori di ogni nazionolismo; è stata lo lettura della Beat Generation; ed è stato non ultimo l’influsso del visionario, al quale mi affezionai con fiducia, rispetto e animo riconoscente di discepolo: Wlliam
Blake».

Nonostante quest’ ultima dichiarazione sia presa a prestito da Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse, prendiamo gli elementi che sono incastonati nella narrazione, il testo Probabilità poi Blake e la Beat Generation. ll primo è una storia breve che inaugura la collaborazione fra Costantini e lo sceneggiatore di fumetti Giovani Barbieri, il secondo ci testimonia dell’amore sconfinato per il grande poeta e pittore romantico inglese. Il testo delle Songs of Innocence di Blake si basa sulla descrizione dell’innocenza e la gioia della natura, sulla teoria dell’amore libero e della capacità visionaria che porta vicino a Dio. Esclusa la fede – che non è nelle corde di Costantini- Blake rappresenta il punto privilegiato della visione ad opera dei bambini, quella che incarna il mito fondativo del percorso del nostro artista.
Un’innocenza pura e colta, un’innocenza senza limiti e visionaria, una tecnica raffinata che unisce la parola poetica e l’immagine.
La Beat Generation è I’ultimo approdo: non so se Jack Kerouak, William Burroughs o Allen Ginsberg abbiano costituito il punto di vista privilegiato o se invece sia stata complessivamente la loro libertà creativa, il vivere e creare in modo assolutamente anticonvenzionale, la sperimentazione linguistica soprattutto, in articolare quella del cut-up di Burroughs che ha in comune con Costantini il tagliare a fettine gli spunti della frase – in questo caso la visione – e il loro riposizionamento prendendo a unica regola ta libertà del caso (Probabilità è infatti il titolo del
primo testo teatrale di Gianluca). In effetti, egli afferma nella sua pseudobiografia che nel 1993 ha fatto un viaggio a San Francisco dove ha conosciuto Burroughs nel suo salotto beatnik. Poteva essere visto che il grande sperimentatore a questa data era ancora in vita.
… Ma non si potrà ignorare che abbia subito I’influsso del Simbolismo.

La visionarietà di Blake e il romanticismo del mito fondativo del “giovane artista” non può che pagare pegno alla stagione di un immaginario colto, seduttivo, anacronistico. Non saranno le immagini più becere della stagione simbolista a incidere sul lavoro di Costantini ma piuttosto gli oscuri presentimenti dei mondi di Boeklin, la raffinata sensualità un po’ malata di von Stuck: il disegno del ravennate è una calligrafia inestricabile dove
l’allusione è un principio, la bellezza un principio. L’innocenza di Blake si distribuisce in tavole in cui il protagonista non rinuncia ad un sentimento panico nei confronti del mondo, intensamente sentito e vissuto.
Nel 1992 torna a Ravenna e comincia a dipingere, attività che continua a fare se pure in modo discontinuo per tutta la vita. Si iscrive all’Accademia di Monaco e segue il corso di Fabrizio Passarella, senza legarsi mai ad una tendenza, scuola o movimento di avanguardia.
L’Accademia è quella di Ravenna mentre Fabrizio Passarella è un amico, artista e docente a Bologna, che condivide con lui una scelta estetica basata sull’anacronismo della visione, su una produzione all’epoca basata su un appassionato decorativismo. L’inattualità portata a registro differenzia il loro lavoro dal resto del mondo e la loro cultura – costruita su letture, dialoghi, discussioni, letture appassionanti porta a una pittura e a disegni estremamente raffinati che non mancano di sottoporsi alla sperimentazione. Nel 2004, nella mostra a due fatta per it ciclo “No Border” a Santa Maria delle Croci, Passarella e Costantini manifestano la stessa commistione di tecniche tradizionali – olio e acrilico per il primo, china per il secondo – con l’uso del digitale. Il postmoderno è una condanna da cui uscire, dicono, perché la frammentarietà porta a diminuire o togliere senso, perché la velocità manifesta spesso una eccessiva fragilità di pensiero. Costantini viaggia quindi a Parigi dove conosce Giuseppe Palumbo e si lega ai circoli artistici d’avanguardia. Dopo alcune collaborazioni in varie riviste conosce Alessandro Staffa che, entusiasta del suo precocissimo talento, lo introduce nell’ambiente letterario e artistico parigino, diffondendone le opere.


A Bologna dove risiede, il fumettista Palumbo sta per dare inizio alla serie di successo di Martin Mystère. Sono i contatti con l’ambiente del fumetto, legato a gallerie d’arte specializzate nel disegno, a riviste, fanzine, case editrici specializzate, studi e festival dedicati, a dare impulso alle scelte di Costantini. Le mostre d’arte si intercalano alle produzioni di disegni e di short stories che diventano sempre più frequenti e apprezzate dal pubbtico di intenditori.
1993. Ormai Costantini dorme di rado nello casa di famiglia a Ravenna, alloggia spesso in piccoli alberghi nei dintorni di Roma.
Conosce e stringe amicizia con artisti come Vittorio Giardino, Diavù, Maurizio Ribichini. Benché frequenti i gruppi artistici più irrequieti e stravaganti, ha tuttavia un carattere riservato e prova un’istintiva repulsione per ogni manifestazione di eccentricità e di esibizionismo.

Il fumettista veste di nero in quegli anni e lo farà per molti anni, alternando abiti che appaiono come una divisa da chairman esistenzialista. I nomi di autori che incontriamo nella pseudo-biografia fanno parte ormai detta storia del fumetto italiano: più grandi di lui di qualche generazione o quasi coetanei, sono i primi estimatori del suo lavoro che dà sempre più spazio ai comics. ll segno di questi anni si mantiene fedele a un decorativismo puro, debitore dello studio del calligrafismo della cultura araba, e con rimandi visivi sia alla cultura visiva degli anni ‘3o che a un decorativismo bidimensionale che mescola Oriente e Occidente.

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Scrive, disegna e pubblica “Animalingua” servendosi della sua esperienza di giornalista, pittore, attore e frequentatore della Sala rosso del Ristorante Berns a Stoccolma. Nel settembre 1994 esce in Romania “Ruggito-Ruggito” che subisce un processo per vilipendio alla religione do cui è assolto. Segue uno crisi depressiva: nel
frattempo si dedica alla scultura e ad esperimenti di fotografia a colori. Va a Berlino on ottobre.

Si mescolano i ricordi: nel 1193 Gianluca comincia a pubblicare su “Schizzo” dove compare una storia scritta da Scianamé, L’ultimo appuntamento, seguita due anni dopo da Animalingua. Il suo mondo è popolato di figure arcane, simbologie tratte con sciamanica casualità dalla tradizione giapponese, russa, da uccelli mitologici e da frasi evocative.
1996. Costantini fa esperimenti di chimica, collabora o giornali di chimica, è povero in canna, vive solo
della solidarietà degli amici, si ammala, ha crisi mistiche. Legge Swedemborg ed è soggetto a incubi e ossessioni. Tenta di fabbricare l’oro. Lo stesura di un nuovo libro autobiografico, il bellissimo “Freethinker” gli serve da autoterapia. Esorcizza la pazzia, recupero la ragione pressoché perduta.

Sappiamo che la sua collaborazione con riviste e giornali inizia dal 1994, quando compaiono le sue prime illustrazioni su “ll Manifesto”. Da allora le sue tavole sono apparse in numerosissime pubblicazioni editoriali, copertine di libri, produzioni musicali e materiali editoriali. Freethinker invece, uscito nel’97, è in realtà una storia a fumetto breve in cui il protagonista unisce una forte visionarietà fra immagini e parole: «Siamo le stelle che cantano. Siamo l’uccello di fuoco. Voliamo sopra il cielo e la nostra luce è una voce. Facciamo passare il nostro spirito sopra una strada».
Con questo testo finisce la sua autobiografia fittizia e inizia quella “seria” che dobbiamo seguire sul suo sito: il fumetto sarà la base del prossimo Vorrei incontrarti (zoo6) che arriva dopo vari premi nazionali e partecipazioni a mostre internazionali e in cui si rende esplicita la virata stilistica verso un linguaggio più asciutto, dove è principale una linea sintetica, spesso giocata sul semplice contorno: da tavole a china, essenzialmente pittoriche, si inserisce ora la fotografia e il computer. Già da un paio di anni ha cominciato ad abbandonare i soggetti che l’hanno appassionato in passato: l’urgenza è ora quella di parlare del mondo, di assumere una responsabilità crescente.


Questa nuova fase è di poco preceduta da un viaggio nel 2001 a Sarajevo, da poco uscita da una lunga, orribile guerra:Eppure, mi sembra di essere già stato in questa città.
ll libro successivo – Diario di un qualunquista (2007) – segna il passaggio definitivo: le tavole sono “disegni realizzati in tempo reale seguendo sulla rete gli eventi del mondo”, spesso in tecnica cut-up orientata a mettere in luce ciò che sui media internazionali passa in secondo piano o addirittura sotto silenzio. ll suo fumetto diventa fortemente politico, le collaborazioni con i quotidiani sono sempre più preponderanti, inizia la serie di vignette satiriche su giornali, anche locali come “Ravenna&Dintorni”. Alcuni dei suoi lavori suscitano polemiche in questa città per la canzonatura verso personaggi pubblici o per le versioni irriverenti verso il “senso comune” della collettività benpensante.
Non c’è destra o sinistra, ma ci sono storie da narrare, quelle che vengono messe sotto il tappeto come nel caso della morte del gerarca Arpinati, pubblicata su sceneggiatura di Carnoli e Colombari. Oppure ci sono altre storie caratterizzate dall’abitudine tutta italiana della memoria breve: stavolta in collaborazione con la sua compagna Elettra Stamboulis esce la trilogia su Pertini, Gramsci e Pasolini, che gira in tutta Italia e continua ad mantenere un successo indiscutibile segnato da continue presentazioni; esce quindi Officina del macello (2009) che narra di un eccidio dimenticato accaduto nel corso della prima guerra mondiale e poi alcune narrazioni legate a personaggi intensi, sorrette da un amore verso luoghi e culture che condivise: L’ammaestratore di lstanbul è il diario della coppia Gianluca-Elettra sulle tracce del pittore e intellettuale ottomano Osman Hamdi nella capitale d’Oriente, amata fino allo struggimento e segnata da stretti contatti con I’ambiente intellettuale contemporaneo.
In ultima sintesi, Costantini è ormai un personaggio pubblico e con un vasto seguito internazionale: contare le sue pubblicazioni successive, scritte da solo o in collaborazione con vari sceneggiatori, [e infinite collaborazioni con riviste specializzate in fumetto in tutto il mondo o quelle con giornali che pubblicano in tempo reale su cartaceo oppure on line tavole o streeps su argomenti di attualità – fra cui la rivista “Pagina99” – non è possibile.
Costantini è artista, fumettista, graphic journalist, disegnatore satirico e insegnante – da almeno 20 anni in Accademie e workshop in Italia e all’estero -, editore di libri di fumetto e co-curatore di festival internazionali come “Komikazen” balzato in vetta alle iniziative di ambito europeo. Frequenta e conosce
fumettisti di tutto il mondo – citiamo almeno Joe Sacco, Marjane Satrapi, Zograf , Felipe Hernandez Cava, tutti già ospiti a Ravenna – ed espone in mostre e musei internazionali fra cui la Lazarides Gallery di Londra, il Carrousel di Parigi, il Dox Centre for Contemporary Art di Praga, il Museo de Humor Grafico Taborda di Buenos Aires; tiene conferenze ed esegue interventi come alla Galleria D4o6 di Modena o all’Ars Electronic Center di Linz.
Grazie a twitter e internet 5o.ooo persone lo seguono e fanno rimbalzare [e sue creazioni in tutto il globo: fra i suoi contatti e amici c’è Ai Weiwei, artista, designer e attivista cinese, conosciuto in tutto il mondo e famoso per la sua ingiustificata e lunga detenzione da parte delle autorità cinesi, a cui Gianluca si dice particolarmente vicino.
Dai disegni di un amico sconosciuto (e forse fittizio) durante una partita di pallacanestro durante il liceo alle tavole della visibilità globale è bastato un passo di poco più di 20 anni. Fa piacere che Ravenna Festival ne abbia dato conto.

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