
Questa è una storia drammatica che ha portato a un tragico epilogo. La vicenda di Vanessa Ballan, uccisa lo scorso 19 dicembre a Riese Pio X, nel Trevisano, ha rivelato una verità sconvolgente: il bambino che portava in grembo apparteneva a Nicola Scapinello, non al marito della donna, come inizialmente si era creduto.
È emerso che Bujar Fandaj, l’imbianchino kosovaro ora detenuto con l’accusa di omicidio, non era il padre del nascituro. Questo fatto è stato confermato da un test di paternità eseguito in concomitanza con l’autopsia sul corpo di Vanessa, svolta dall’anatomopatologo Antonello Cirnelli.
Ma la scoperta della vera paternità del bambino non è stata solo una rivelazione biologica, ma ha gettato luce sul movente dell’omicidio. Fandaj aveva perseguitato Vanessa per mesi dopo che lei aveva deciso di interrompere la relazione con lui e di denunciarlo alle autorità. Quando Fandaj venne a sapere della gravidanza di Vanessa, presumibilmente capì che non c’era più posto per lui nella vita della donna. Questo tragico evento potrebbe aver scatenato la sua furia omicida.
Il 25 ottobre, dopo aver tentato invano di convincere Vanessa a lasciare il suo compagno, Fandaj inviò un messaggio al fidanzato della donna, Nicola Scapinello, rivelando la loro relazione e allegando prove sotto forma di riprese dei loro rapporti intimi. Poi, disperato e forse perduta ogni speranza, affrontò Vanessa. La giovane donna era al dodicesimo settimane di gravidanza quando venne uccisa.
Attualmente, Bujar Fandaj è in carcere a Santa Bona, accusato di omicidio volontario pluriaggravato.







